TAI CHI CHUAN
 
Il metodo della famiglia Yang (Yangshi Taiji Quan)

Yang Lu Chan e Chen Chang Xin


Yang Lu Chan, figlio di un contadino, nacque povero. Amava le arti marziali e aveva studiato Shaolin Hung Quan con un boxer locale dando vita a un’importante scuola di arti marziali. Un giorno Yang Lu Chan fu testimone di un incontro tra Chen De Hu un commesso di un negozio (membro della famiglia Chen) e un cliente turbolento. Dopo una vivace discussione, il cliente attaccò il commesso che lo scaraventò con facilità, fuori dal negozio. Yang Lu Chang rimase molto colpito dal fatto che la violenta reazione non avesse richiesto apparentemente il minimo sforzo e chiese a Chen De Hu se poteva avere informazioni sul tipo di tecnica da lui usata.

Chen De Hu rispose però di non avere una sufficiente conoscenza per potergli insegnare qualcosa, ma si offrì di raccomandarlo a Chen Chang Xin, un grande maestro di arti marziali nel villaggio Chen. La famiglia Chen aveva un atteggiamento protettivo nei confronti delle proprie arti marziali e a quel tempo tali arti venivano insegnate solo ai membri della famiglia. Chen De Hu scrisse allora una lettera di raccomandazione per Yang Lu Chan perché Yang fosse accettato come servo dalla famiglia e potesse così imparare le arti marziali della famiglia Chen.

Yang si recò a lavorare presso la famiglia come servo, alloggiando nella casa padronale. All’inizio, non appartenendo alla famiglia, a Yang non venne permesso di studiare le arti marziali. In quanto servo gli fu proibito di recarsi nel cortile dietro la casa per qualsiasi motivo. Il maestro Chen Chang Xin , infatti, teneva le lezioni di notte nel retro del cortile di casa sua. Yang pensò che la cosa fosse strana ma non ci fece caso da principio; poi, in una notte calda e umida, non riuscendo a dormire, si alzò e si fece una passeggiata. Camminando nei dintorni della casa, sentì degli strani rumori provenienti dal cortile posteriore. Non avendo il permesso di entrare nel cortile, si mosse lungo il muro di cinta, trovò un piccolo foro nel muro, abbastanza grande però perché potesse guardare attraverso e vedere che cosa stesse succedendo.

Vide Chen Chang Xing che insegnava a un gruppo di studenti delle tecniche marziali e di respirazione.

Molto emozionato, Yang osservò attentamente e poi cominciò a praticare da solo nei momenti liberi. La cosa continuò per un po’. In quanto servo, Yang si univa spesso alla famiglia Chen e ne veniva considerato parte. Un giorno, alcuni studenti di Chen Chang Xin stavano praticando e commisero degli errori; Yang li corresse senza sapere che il maestro Chen li stava osservando. Sorpreso che Yang conoscesse la sua arte, gli chiese come l’avesse imparata. Da persona molto onesta quale era, Yang disse al maestro la verità. Chen dovette ammettere che Yang, pur non avendo ricevuto nessun insegnamento formale, aveva comunque appreso, solo guardando, più dei suoi studenti ed accettò di prenderlo come allievo.

Dopo parecchi anni, Yang tornò a casa dove parecchi ‘Boxer’ locali vollero testare la sue capacità dal momento che aveva passato così tanto tempo al villaggio Chen. Con suo grande disappunto Yang fu sconfitto più di una volta. Non si perse d’animo e tornò una seconda volta al villaggio Chen in cerca di insegnamenti. Chen Chang Xing, vedendo la dedizione di Yang, gli insegnò ancora. Tornato a Yung Nien, di nuovo i ‘Boxer’ locali vollero testarlo. Questa volta, benché non sconfitto, ebbe la meglio ma con difficoltà. Sentendo che poteva ulteriormente migliorare e che le sue abilità non erano ancora perfette, Yang tornò per la terza volta al villaggio Chen.

Chen Chang Xing fu così tanto colpito dalla perseveranza di Yang che decise di non nascondergli più nulla e di insegnargli l’intero sistema marziale. Ma, prima di farlo, volle testare Yang ancora una volta. Quando Yang arrivò per la lezione, Chen finse di dormire. Yang rimase pazientemente seduto in attesa che Chen si svegliasse a giorno inoltrato; ma Chen gli chiese di tornare il giorno dopo, perché era troppo stanco per la lezione. Quando Yang arrivò il giorno dopo, Chen fece finta di nuovo di dormire e si ripeté la stessa cosa del giorno prima. La cosa continuò per parecchi giorni, l’ultimo giorno Chen sembrava ancora addormentato ma questa volta la sua testa penzolava in posizione molto scomoda da un lato. Yang usò le due mani per tenere la testa del suo maestro in modo che potesse dormire comodamente e, dal momento che Chen dormì apparentemente per tutto il giorno, Yang tenne quella posizione molto faticosa fino al suo risveglio. Anche questa volta Chen gli chiese di tornare il giorno seguente. Il giorno dopo, quando Yang arrivò all’ora stabilita, Chen Chang Xing lo salutò e iniziò a insegnarli. Dopo tre anni, Chen disse a Yang che tutto quello che gli aveva insegnato era tutto ciò che c’era da imparare, che poteva tornare a casa e che non avrebbe trovato più nessuno in grado di batterlo.

Tornato a casa Yang insegnò arti marziali per guadagnarsi da vivere. Era così bravo che non fu mai sconfitto. La sua arte era così morbida e docile che la gente la chiamava ‘mian quan’ (pugno di cotone) o ‘hua quan’ (pugno neutralizzante). In tutti i combattimenti, non fece male mai a nessuno. Viaggiò molto testando la sua abilità e facendo amicizia con altri ‘Boxer’.

Anni dopo, quando Yang aveva ormai raggiunto la maturità, fu raccomandato per andare ad insegnare alla Corte Imperiale da uno dei suoi studenti, Wu Yu Xiang. A Corte fu più volte testato ma mai sconfitto, guadagnandosi il titolo prestigioso di “Yang Wu Di” (Yang l'invincibile).

Yang Lu Chang ebbe tre figli, il maggiore morì in giovane età. Gli altri due, Yang Ban Hou e Yang Jian Hou, studiarono col padre, maestro molto esigente. L’addestramento era così pesante che Yang Ban Hou tentò di suicidarsi e Yang Jian Hou cercò di farsi monaco. Yang Ban Hou divenne poi un eccezionale maestro di arti marziali, secondo solo al padre. Yang Jian Hou invece non era dotato come il fratello e all’inizio non raggiunse grandi livelli, ma in seguito, grazie a un gran lavoro, raggiunse la padronanza nell’arte del Taiji, mescolando morbidezza e durezza a un livello molto alto. Entrambi, assieme al padre, insegnarono alla Corte Imperiale, la loro forma era inizialmente identica, ma col tempo subì dei mutamenti sostanziali.

Molte persone che frequentavano la Corte Imperiale venivano a vedere combattimenti di Yang Lu Chan. A una di queste riunioni, in cui Yang aveva vinto contro parecchi avversari degni di grande reputazione, era presente uno studioso che rimase così impressionato dal modo in cui Yang si muoveva e eseguiva le sue tecniche, da notare che i suoi movimenti erano l’espressione fisica dei principi della filosofia Taiji. Da quel momento la sua arte fu chiamata Taijiquan e Taijiquan si chiamarono gli stili che derivarono dal suo insegnamento e da tutto ciò che a lui si riferiva.

Yang Lu Chan: Il fondatore dello stile


Yang Lu Chan, fondatore dello stile Yang del Taijiquan, apprese quest’arte da Chen Chang Xing, un maestro di arti marziali della 14a generazione della famiglia Chen.

Durante la sua vita trasmise in modo esemplare la propria arte ai figli Yang Chien Hou (1839-1917) e Yang Ban Hou (1837-1892); anche loro ebbero fama di eccellenti combattenti . Spiccò particolarmente Yang Ban Hou, che aveva un carattere chiuso e bellicoso , questo lo portò ad avere pochi allievi rispetto al fratello.
Fino a questo punto la trasmissione era avvenuta in modo diretto, da padre in figlio come da tradizione .
La diffusione del tai chi Yang è dovuta prevalentemente ai due figli di
Yang Chien Hou: Yang Shaohou (1862-1930) e Yang Chen Fu (1883-1936).
Soprattutto quest'ultimo diffuse la disciplina insegnandola anche a classi molto numerose, esterne alla famiglia Yang, semplificò il sistema per renderlo più adatto alla divulgazione di massa, eliminò i movimenti più difficili ed esplosivi e ne rese costante l'esecuzione .
Yang Chen Fu iniziò la pratica del taijiquan circa quando aveva 20 anni, si pensa dopo la morte del padre. Chen Fu aveva un carattere ribelle e non apprezzava la severità dell'insegnamento, in ogni caso raggiunse un alto livello e fu rispettato nei circoli marziali.

Yang Shao Hou, invece, fu iniziato fin da bambino al taijiquan .
Venne affidato allo zio
Yang Ban Hou perché si occupasse della sua formazione , riuscì quindi ad apprendere l'arte in modo eccellente, studiò sia col padre, con lo zio e in parte col nonno Yang Lu Chan. Le poche testimonianze dicono che il suo tai chi era sublime, la sua arte si differenziava molto da quella di Yang Chen Fu, i movimenti erano più stretti ed esplosivi e non lasciava spazio all'avversario per una possibile reazione. La forma lunga veniva eseguita in pochi minuti , chi lo vedeva praticare lo temeva!
Yan Shao Hou ereditò in parte il carattere forte dello zio Ban Hou, era molto esigente e severo sia con se stesso che con i suoi allievi, continuò a insegnare in modo tradizionale, ebbe pochissimi e selezionati allievi .

Quando si parla di Taijiquan stile Yang, nella maggior parte dei casi si fa riferimento agli insegnamenti lasciati da Yang Chen Fu, molti ricercatori concordano che il sistema insegnato da questo maestro si differenzia notevolmente dal sistema originale creato da Yang Lu Chan.
Sicuramente viste le poche informazioni scritte disponibili sulla famiglia Yang, è impossibile stabilire con precisione quale fosse la forma originale insegnata in quegli anni.

Possiamo però affermare che il sistema antico era molto diverso dal Taijiquan praticato ai nostri giorni, in questo caso è fondamentale tenere presente il contesto storico e culturale della Cina medioevale.
Nessuno in quegli anni si sarebbe avvicinato ad un sistema marziale solo per aumentare il proprio stato di benessere, lo scopo principale delle scuole marziali era di insegnare un sistema di autodifesa che permettesse al praticante di salvaguardare la propria incolumità.  
Yang Zhao Xiong, nato nel 1862 e morto nel 1930 conosciuto soprattutto come Shao Hou e soprannominato anche “Il Grande” iniziò lo studio del Taijiquan in tenera età studiò con il padre Yang Jian Hou e con lo zio Yang Ban Hou a cui fu affidato come figlio adottivo.
Con molte probabilità solo Yang Shao Hou depositario del sistema per la terza generazione ebbe informazioni dirette dal nonno Yang Lu Chan.
La maggior parte delle sue conoscenze arrivano comunque dallo zio a cui fu affidato.
Da lui ereditò parte del carattere, era di indole buona e leale, amava il combattimento e non sopportava le ingiustizie.
La sua abilità era superiore agli altri praticanti del suo periodo, ma dato che insegnava in modo severo ed attaccava ferocemente anche durante gli allenamenti ebbe pochissimi studenti.

Inizialmente Shao Hou insegnava una forma simile a quella del fratello Chen Fu, con posizioni più ampie (Da Jia), in seguito, e man mano che gli studenti avanzavano nella pratica, insegnava una forma con posizioni più piccole e naturali chiamata Xiao Jia o piccolo telaio.
Questa forma pur mantenendo inalterati i principi del Taijiquan, come il radicamento, decontrazione e la continua connessione tra un movimento e l’altro, poteva essere eseguita molto velocemente, gli oltre 200 movimenti venivano praticati in poco più di 3 minuti!
La Xiao Jia era insegnata solo quando si era acquisito un livello sufficientemente avanzato nella forma larga.
Yang Shao Hou insegnava livelli di abilità ormai poco conosciuti che rischiano di estinguersi, oltre alle qualità di base come, sensibilità, rilassamento, controllo del centro, Shao Hou insegnava gli attacchi psicologici, che influenzavano l’emotività e la stabilità dell’avversario.
Quando Shao Hou eseguiva la forma, i suoi occhi guidavano, lampeggiando e guardando in tutte le direzioni, spesso aveva un sorriso sardonico sul viso, le sue espressioni ed emozioni mutavano continuamente. I suoi attacchi erano preceduti da potenti urla (
fa sheng) al fine di intimorire e destabilizzare l’avversario: chi lo vedeva praticare lo temeva!
Quando attaccava lasciava che ogni tecnica fluisse naturalmente nell’altra, con Fa Jing ad estrema velocità, non dava nemmeno la possibilità all’avversario di capire cosa stava accadendo.
Tra queste abilità si includeva anche lo studio e gli attacchi ai punti vitali (
Dim Mak), disarticolazioni, divisione dei tendini e controllo dei punti che regolano il flusso sanguigno.